venerdì 30 gennaio 2015

Sulla crisi dell'editoria

Ripropongo, in parte, un post dell'amico Salvatore Cucinotta (salvatorecucinotta.blogspot.it) sulla crisi dell'editoria. La fonte a cui ha attinto è wired.it, l'articolo completo lo trovate qui: salvatorecucinotta.blogspot.it/lacrisideilibri.

Partendo dal presupposto che, la crisi è ancora totale e consistente, pur essendoci buone notizie anche dalle librerie indipendenti che guadagnano un +8% di vendite rispetto al 2013, attestandosi al 13,8% del totale. In crescita, per contro, l’unico settore su cui l’Italia ha finora insistito meno e che sembrava lontano dall’ affermarsi: quello del non cartaceo. La battaglia per l’IVA al 4% anche sui formati digitali, vinta in poche settimane anche grazie alla mobilitazione social, sembra dare ulteriori speranze. Sta di fatto che il futuro del libro parla sempre più digitale. Anche se gli editori tradizionali in generale arrancano, ci sono comunque anche lì esempi di crescita. Basta citare il caso del gruppo Mauri Spagnol, che vanta nel suo portfolio marchi editoriali come Guanda, Longanesi, Salani e Vallardi: nel 2014 è cresciuto del +4,4% in libreria e del +14,2% in grande distribuzione, attestandosi a 15 milioni di copie vendute e come terzo editore italiano. Stiamo piano piano uscendo dalla crisi del libro e della lettura? Ovviamente bisogna essere cauti ma soprattutto rendersi conto che il ritorno allo stato pregresso è praticamente impossibile. Bisogna più che altro abituarsi a ripensare l’intero sistema editoriale in maniera alternativa. 
Condivido le riflessioni e dico che, anche nell'editoria ci sono gli squali che pensano soltanto alle vendite e non alla qualità; ma ci sono anche "gli antichi", librai e venditori che si aspettano che il cliente entri in libreria e faccia acquisti straordinari. Soprattutto tra le librerie indipendenti serve dinamismo e lungimiranza.

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