venerdì 3 marzo 2017

Charlie e i suoi silenzi

Nel mio romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio - in uscita tra qualche settimana, parlo molto di solitudine. Sia quella voluta, ricercata e quindi ben accetta, sia quella subita. Che in altre parole potremmo parlare di abbandono. 
Oggi riprendo un articolo di ieri di una amica, completo lo trovate qui: alessiafrasson.com/Silenzipienidiparole, che parla del silenzio. Proprio chi cerca la solitudine ha bisogno di silenzio, per riflettere, per scrivere o magari semplicemente per stare in pace. Come il protagonista del mio romanzo, Charlie. Nell'articolo si legge: 
Parole, di un'amico che si lamenta del lavoro.
Parole, di un capo che ci porta al limite e non ci ascolta.
Parole, parole, parole.
Tutto il giorno siamo immersi di parole...
Eppure stare in silenzio fa enormemente bene.
...
perché è nel silenzio che prende vita il dialogo con noi stessi:
quel dialogo interno che ci aiuta a conoscerci meglio,
a capire che cosa desideriamo veramente,
che ci aiuta a ritrovare contatto con noi stessi.
E proprio come si legge nel post di Alessia, le stesse cose le sostiene Charlie: Le parole a volte, stanno bene nei silenzi.

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